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04 Agosto 2021
   

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Breve Rassegna di ritratti di corte della Napoli borbonica con accenni storici  e alcuni monumenti dell'epoca.

 

800px-_Carlo_VIII_di_Napoli.jpg

Giuseppe Bonito - Carlo di Borbone (1716-1788), re di Napoli con il nome di Carlo VIII - Museo del Prado.
Carlo a meno di 20 anni diventava re di Napoli e Sicilia, e, per consolidare la pace, nel 1737, sposava la tredicenne figlia del re polacco, Augusto III il Grosso, Maria Amalia di Sassonia:

Giuseppe Bonito - Maria Amalia di Sassonia (1724-1760) - Museo del Prado

Carlo ed Amalia furono un grande Re e una grande Regina, che rinnovarono profondamente la città di Napoli facendola diventare una grande capitale. Ebbero 13 figli, tutti nati in Italia, di cui sette raggiunsero l'età adulta. Regnarono 24 anni, fino alla morte di Ferdinando VI, fratellastro di Carlo e re di Spagna, nel 1759. Carlo fu costretto ad abdicare per succedergli sul trono di Madrid con il nome di Carlo III. Maria Amalia morì l'anno dopo e Carlo non si risposò più.

 

Antonio Ioli - Abdicazione di Carlo di Borbone in favore del figlio Ferdinando - Reggia di Caserta.

 

Molto più veritieri i ritratti di Mengs:

Anton Raphael Mengs - Carlo III di Borbone re di Spagna - Museo del Prado.

 

Anton Raphael Mengs - Maria Amalia di Sassonia - Museo del Prado.

 

E per non dimenticare, il ritratto di Goya, anche questo al Museo del Prado, che non faceva sconti a nessuno:

In conclusione: fu duca di Parma dal 1731 al 1734, re di Napoli dal 1735 al 1759, dal 1759 al 1788 re di Spagna. E' passato alla storia con il nome di Carlo III.

 

Con la dinastia borbonica Napoli divenne finalmente capitale di un regno indipendente.
Durante il governo di Carlo di Borbone (1734-59) e poi di suo figlio Ferdinando IV (1759-99) il volto della città mutò con l'apertura di grandi cantieri, la realizzazione di nuove arterie e la promozione di molte attività artistiche.
Ecco com'era la Reggia di Napoli all'arrivo di Carlo :

Gaspar Van Wittel - Largo di Palazzo.

 

Anton Raphael Mengs - Ferdinando IV (1751-1825) a nove anni - Museo di Capodimonte

 

Anton Raphael Mengs - Maria Carolina d'Austria (1752-1814), regina di Napoli - Palazzo reale di Madrid.
Si sposarono nel 1768 (lui aveva 17 anni, lei 16); la madre Maria Teresa pretese che la figlia entrasse nel Consiglio di Reggenza alla nascita del primo figlio maschio, e così fu. Ebbero 18 figli, di cui solo 7 raggiunsero l'età adulta.

 

Elisabeth Vigèe le Brun - Maria Carolina a 29 anni - Museo Condè

 

Angelica Kauffman - La famiglia di Ferdinando IV e Maria Carolina nel 1782 - Museo di Capodimonte.

 

Ci sono diversi ritratti di Ferdinando IV adulto, ma pochi di pregevole fattura. Due per tutti:

Giuseppe Bonito (?) - Ferdinando IV (1751-1825), re di Napoli dal 1759 al 1815, ritratto a vent'anni - Collezione Cini, Venezia.

 

Giuseppe Cammarano - Ferdinando IV / Ferdinando I delle due Sicilie con la Restaurazione - Reggia di Caserta.

Ferdinando IV era un uomo rozzo e volgare, non era stupido, ma completamente ignorante.

La migliore descrizione di questo stravagante personaggio e dei suoi bizzarri costumi ce l'ha lasciata l'imperatore Giuseppe in una lettera alla madre:"Alto un metro e ottantacinque, scarno e ossuto, con la schiena curva, dondola sulle gambe troppo deboli per il peso del corpo massiccio.
Ha grosse braccia, grossi polsi e grosse mani sempre sudice.
La testa è piccola con una selva di capelli color caffè, che non incipria mai.
Il naso , via via che si distacca dalla fronte, si gonfia in una palla, fino alla bocca larghissima e col labbro inferiore molto sporgente.
Per quanto brutto, non è del tutto repulsivo.
Sta quasi sempre vestito nel suo costume di caccia con un gran cappello tirato giù da ogni parte, un giaccone di pelo grigio con le tasche che scendono fino a mezza gamba , calzoni e panciotto di cuoio e un coltello lungo come una baionetta".


Comunque, nonostante le molte manchevolezze nella sua formazione, Ferdinando si impegnò per favorire in qualche modo lo sviluppo del Regno, in continuità del lavoro di suo padre. L'opera più importante fu la Manifattura di San Leucio, inserita in un complesso monumentale e residenziale, che divenne presto un polo di eccellenza della produzione tessile.

Delle cinque figlie di Ferdinando e Carolina, Maria Teresa era veramente bella (le altre decisamente meno), e fu quella che la madre destinò al futuro Imperatore, Francesco d'Asburgo, suo doppio cugino.
Invece la sorella più piccola, Maria Luisa, la destinò a Ferdinando, futuro Granduca di Toscana (due fratelli con due sorelle, doppi cugini tra loro).

Maria Teresa di Borbone Napoli (1772-1807) e Maria Luisa di Borbone Napoli (1773-1802) ritratte da Elisabeth Vigeè le Brun - Museo di Capodimonte.

 

Anonimo - Maria Cristina di Borbone Napoli (1779-1849), regina di Sardegna, moglie di Carlo Felice di Savoia - Villa d'Orri, Sarroch (CA).
Louis Hersent - Maria Amelia di Borbone Napoli (1782-1866), regina dei Francesi, moglie di Luigi Filippo d'Orleans - Museo Condé.

 

Forse la lameno bella, decisamente la più sfortunata:

Vicente Lopez Portana - Maria Antonietta di Borbone Napoli (1784-1806) - Museo del Romanticismo, Madrid.
Destinata a diventare Regina di Spagna, nel 1802 sposò il cugino principe delle Asturie Ferdinando di Spagna.
Morì a 22 anni di tisi (prima della madre).

 

Due giorni dopo il suddetto matrimonio di Maria Antonietta di Borbone e Ferdinando Principe delle Asturie, nell'ottobre del 1802 in quel di Barcellona (erano entrambi diciottenni), il fratello di lei, Francesco duca di Calabria, principe ereditario del Regno di Napoli, nella stessa città catalana, sposava la più piccola delle sorelle di Ferdinando, Maria Isabella: la differenza è che Francesco aveva 25 anni, era vedovo con una figlia, e Maria Isabella aveva 13 anni!

Giuseppe Martorelli - Francesco I di Napoli (1777-1830) - Palazzo reale di Caserta.
Il ritratto è del 1825, quando divenne Re: per la longevità del padre, infatti, Francesco regnò meno di 6 anni. Durante il decennio murattiano, fu Vicario del Regno in Sicilia.
Riluttatante all'esercizio della politica, durante il soggiorno siciliano, impiantò una riserva agricolo-venatoria nel territorio (oggi quartiere palermitano) di Boccadifalco.
Com'erano diversi padre e figlio: il padre cacciava e lui coltivava.

Al suo arrivo alla corte di Napoli, Maria Isabella non fece una buona impressione: a differenza delle sorelle, aveva lineamenti regolari, per cui sembrava ancora più giovane dei suoi tredici anni. La principessa fu descritta come "piccola e rotonda come una palla", e restò così per tutta la sua vita, tanto da sembrare poi "una fattoressa rivestita".

P.V.Hanselaere - Maria Isabella di Borbone Spagna (1789-1848), regina consorte di Napoli - Palazzo reale di Caserta.

 

Giuseppe Cammarano - La famiglia di Francesco II - Palazzo reale di Caserta.

 

Sono più veritieri i ritratti spagnoli di Vicente Lopez y Portana, conservati nel Palazzo Reale di Madrid:

Francesco I l'anno stesso in cui morì; appare molto invecchiato.

 

In questo ritratto Isabella è già vedova e ha solo 41 anni, 12 figli tutti viventi (!). Come Regina Madre è molto vivace e il figlio Ferdinando la spinge a sposarsi. A 50 anni Isabella (1789-1848) impalma un ufficiale dell'esercito di 35 anni: Francesco del Balzo dei duchi di Presenzano (1805-1882).
Andarono a vivere in questa villa:

Villa Gallo ai Colli Aminei. Oggi è un Istituto religioso.

 

Giuseppe Martorelli - Ferdinando II delle due Sicilie (1810-1859) - Palazzo Reale di Caserta.

 

Scuola di De Falco - Maria Cristina di Savoia (1812-1836), prima moglie del suddetto - Palazzo Reale di Caserta.
Morì per i postumi del parto, dando alla luce l'unico figlio Francesco. E' stata beatificata dalla Chiesa Cattolica.

 

Francesco Torr - Maria Teresa d'Asburgo Teschen (1816-1867), seconda moglie del suddetto - Palazzo Reale di Caserta.
Ebbe 12 figli, di cui 9 raggiunsero l'età adulta.

 

Ancora una volta i ritratti dei Borbone napoletani sono piuttosto scadenti e molto agiografici.
I ritratti dell'ultima coppia regale alla Reggia di Caserta, di cui non si conosce l'autore, sono peraltro secondo me fumettistici. Anche da questo si coglie il declino di una dinastia e, contemporaneamente, il declino del ritratto di corte:

Francesco II di Borbone (1836-1894), ultimo Re delle due Sicilie.

 

Maria Sofia di Baviera (1841-1925), sorella dell'Imperatrice Sissi. Ebbero una sola figlia che morì bambina.

 

I personaggi della Corte borbonica, esponenti dell'aristocrazia napoletana, sono tanti, in parte appartenenti alle famiglie della Napoli angioina e aragonese che abbiamo visto, in parte di altra progenie.
Se si vuole averne un'idea, almeno per quanto riguarda il '700, basta passare in rassegna le Ville del Miglio d'oro: i nobili napoletani fecero a gara per accodarsi al nuovo re Carlo III e alla regina Maria Amalia!

Aggiungiamo tra le altre la famiglia RUFFO DI CALABRIA, di origine antichissima e non del tutto certa: si diceva addirittura che discendesse dalla Gens Rufa. Annoverò in epoca angioina un certo Pietro Ruffo (1230-1310), che si schierò con Carlo I contro Corradino di Svevia ottenendone l'investitura della contea di Catanzaro.
Sempre partigiani della casa di Angiò, i Ruffo parteciparono successivamente alla Congiura dei baroni, venendo perciò spodestati dagli aragonesi di buona parte dei loro averi, che riottennero solo con la riduzione del Regno di Napoli a vicereame spagnolo.
Si divisero in molti rami, ma hanno lasciato un'iconografia scarsissima (https://it.wikipedia.org/wiki/Ruffo_di_Calabria).

In epoca borbonica stanno dappertutto.
Ricordiamo il famoso Cardinale Fabrizio Ruffo, del ramo di Bagnara, che guidò la spedizione dei Sanfedisti contro i rivoltosi della Repubblica Napoletana nel 1799.

Cardinale Fabrizio Ruffo di Bagnara (1744-1827), fratello cadetto di Don Vincenzo Ruffo (1734-1802), 9° duca di Bagnara.


Era anche l'epoca delle Guerre napoleoniche e un altro personaggio della famiglia (che non conoscevo) partecipò addirittura alla battaglia di Waterloo come ufficiale dell'esercito britannico:

William Salter - Paolo II Ruffo di Bagnara, 3° principe di Castelcicala (1791-1865) - NPG, London.

ll ramo di Castelcicala era uno dei tanti in cui, come già detto, si divideva la famiglia Ruffo, staccatosi nel '600 dai duchi di Bagnara (www.genmarenostrum.com/pagine-lette...i%20bagnara.htm).
Capostipite fu un esponente cadetto, Don Fabrizio Ruffo (1648-1720), nipote (ex fratre) del duca di Bagnara, che acquistò nel 1719 dalla Regia Corte la terra di Castelcicala, in Terra di Lavoro, ottenendo il titolo di 1° barone di Castelcicala. Costruì anche, nel 1690, un grande palazzo nobiliare a Via Foria ed una villa a Nola (oggi raffinato relais) , che si aggiunse agli altri della casata. Acquisì dalla moglie anche il titolo di Duca di Calvello.

Paolo I Ruffo (1696-1768) 1° principe di Castelcicala e suo figlio Fabrizio II (1763-1832), Ambasciatore a Londra.

Ed è per questo che il nostro Paolo nacque e studiò in Inghilterra, per poi militare nell'esercito britannico. Tornò a Napoli nel 1821 e fu nominato Generale. Ministro plenipotenziario presso diverse corti di Europa, ormai anziano, nel 1855, finì in Sicilia come Luogotenente di Ferdinando II. Si trovava nell'isola quando sbarcarono i Mille e, anche a causa della sua veneranda età, non seppe contrastare l’avanzata delle camicie rosse pur trovandosi in netta superiorità numerica. Fu rimosso dall’incarico e morì qualche anno dopo in esilio a Parigi.
Aveva una sola figlia, Giustina (1839-1906), per cui la linea di Castelcicala si sviluppò per via femminile, cambiando due volte il cognome: Giustina sposò il marchese Giuseppe Corio di Sacconago; sua figlia Carolina sposò Giuseppe Sallier de la Tour che per maritali nomine ottenne i titoli di principe di Castelcicala e duca di Calvello.

 

Carolina Corio Ruffo (1869-1957) e Giuseppe Amedeo dei conti Sallier de La Tour (1860-1937), diplomatico piemontese.

I rapporti con l'Inghilterra di questa famiglia si ripetono qualche anno dopo Waterloo: il principe Vincenzo Ruffo (1801-1880), 11°duca di Bagnara, 10° principe di Sant'Antimo, sposa nel 1838 Sarah Louisa Strachan, figlia di Sir Richard Baronetto Thornton.

Edouard Louis Dubufe - Il duca Vincenzo Ruffo di Bagnara con i figli - Museo di San Martino, Napoli.

 

Francesco Hayez – Ritratto di Sarah Louise Strachan Ruffo di Bagnara (1818-1881), principessa di Sant'Antimo – Museo Nazionale di San Martino, Napoli.
Dal 1840, donna Sarah Luisa Stracham Ruffo divenne dama di corte della regina Maria Teresa d’Austria, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.

Il figlio Fabrizio, 12° duca di Bagnara (1843-1917), fu un insigne politico, Senatore del Regno dopo l'Unità di cui fu sostenitore, a differenza del suo avo omonimo, il Cardinale sanfedista di fede borbonica. Uomo di vasta e raffinata cultura, lasciò allo Stato la biblioteca e le opere d'arte del suo palazzo, che fu alienato (oggi è un hotel).
Gli restava la villa di Castellammare di Stabia, portata in dote dalla moglie, la marchesa Lucia Saluzzo. Anche questa alla fine fu venduta dal figlio Gioacchino (1879-1947), unico erede maschio e ultimo duca di Bagnara:

Il giardino di Villa Lucia, ricchissimo di palme, in una stampa d'epoca (notare il Vesuvio sullo sfondo).

Le sorelle Nicoletta Lucrezia (1841-1931) e Leopoldina (1844-1939),fecero due matrimoni illustri: Nicoletta Lucrezia sposò, nientemeno, il figlio della mitica Carolina di Borbone Due Sicilie, Adinolfo Lucchesi Palli.
Leopoldina, vedova di Paolo Marulli duca di Ascoli, sposò Carlo Caracciolo dei principi di Castagneto.

 

Poco più giovane del Cardinale sanfedista, un altro esponenete della famiglia Ruffo, appartenente al ramo di Sinopoli e Scilla:

Fulco Giordano Ruffo di Calabria (1773-1852), 15° conte di Sinopoli e 8° principe di Scilla, fu Ambasciatore, Consigliere di Stato e Ministro degli Affari Esteri di Ferdinando II delle Due Sicilie (1840-1848).
Sposò Maria Felice Alliata (1783-1842), figlia del 6° principe di Villafranca che abbiamo visto in #entry570603080. Ebbero 7 figli.

Il ramo di Sinopoli e Scilla è quello a cui appartiene la regina Paola del Belgio.
Il padre della Regina, pronipote del suddetto, era il famoso asso dell'Aviazione, Fulco Ruffo (1884-1946), figlio di Beniamino Tristano (1848-1901), duca di Guardia Lombarda e conte di Sinopoli. Costui costruì a Napoli una bellissima villa nell'odierna Via Crispi, nota come Villa Ruffo di Calabria. Costruita alla fine del secolo, la dimora è stata da allora l’abitazione di una lunga serie di intellettuali tra cui il filosofo Benedetto Croce (1866-1952) e lo scrittore polacco trapiantato a Napoli Gustaw Herling (1919-2000).

Appartenente al ramo siciliano Ruffo della Scaletta:

Alvaro Ruffo della Scaletta (1754-1825), figlio di Antonio (+1778), 6° principe della Scaletta, fu Ambasciatore di Napoli in Portogallo, Francia etc.

Più tardi, Antonio Ruffo (1778-1846), 8° principe della Scaletta, nel 1830 acquistò a Napoli, alla riviera di Chiaia, un antico palazzo del XVII secolo appartenuto ai Carafa, noto oggi come Palazzo Ruffo della Scaletta.

E ancora, il nipote Antonio Ruffo (1845-1928), 10° principe della Scaletta, nel 1885 fece costruire a Roma una villa in stile neo-rinascimentale, su un terreno che fino ai primi dell'800 era dei Borghese, passata poi agli Odescalchi.

 

L'aio di Ferdinando IV.

Nel 1759 Re Carlo III lasciò il Regno di Napoli e di Sicilia per tornare sul trono di Spagna (vedi sopra), non prima di aver affidato l'istruzione di suo figlio Ferdinando di 8 anni, troppo piccolo per governare il regno, al principe di Sannicandro Domenico Cattaneo che ne venne nominato Aio.

Domenico III Cattaneo della Volta Paleologo (1696-1792), 3° principe di Sannicandro.

 

Sposò la nobile napoletana Giulia di Capua (1701-1763), duchessa di Termoli, che gli diede 11 figli, anche se solo tre raggiunsero l'età adulta. I coniugi abitarono prevalentemente in Napoli nella villa di Barra meglio conosciuta come villa Giulia.

 

Nel periodo della crisi di bilancio statale a Madrid a causa delle continue guerre nelle Fiandre e con l’Inghilterra, re Filippo II dovette rivolgersi ai banchieri genovesi che gli prestarono il denaro occorrente a mantenere l’esercito. Tardando la restituzione, alcune grandi casate di Genova (Doria, Imperiale, Serra, Grimaldi, Cattaneo) ritennero opportuno concordare un patteggiamento chiedendo l’acquisto agevolato di feudi nell’Italia meridionale: in tal modo il Viceregno di Napoli diventò una nuova e ambita base di interessi economici per i nobilii genovesi. E colà spedirono i rampolli più giovani affinché seguissero al meglio la nuova sfera degli affari.
Nel 1643, il giovane Baldassarre Cattaneo (1614-1649), figlio di Giovanbattista e Maria Maddalena Grimaldi, si trasferisce a Napoli per esercitare la sua attività; ivi acquista il feudo di Sannicandro (FG), in Puglia, ma muore qualche anno dopo. Eredita tutto il fratello maggiore Domenico.

Antoni van Dyck - Maddalena Grimaldi Cavalleroni (1599-1653) di Francesco, e il marito Giovanni Battista Cattaneo (1582-1619) - National Gallery, Londra.

 

Domenico II Cattaneo della Volta Paleologo (1613-1676), 1°principe di Sannicandro, figlio dei suddetti.

Alla morte del fratello, Domenico risultava bloccato a Genova in quanto senatore e governatore, ma, nonostante l’impedimento istituzionale, prese a seguire con molto interesse le vicende napoletane, al punto da ottenere nel 1650 il titolo di principe di Sannicandro. Nel 1660 decise finalmente decide di trasferirsi a Napoli dove visse fino alla morte acquistando sempre maggiore forza politica ed economica.
Aveva sposato in prime nozze, la nobildonna Maria Serra e, in seconde nozze, Vittoria Spinola (di Napoleone conte di Ronco), entrambe genovesi.

 

Giuseppe Bonito - Baldassarre Cattaneo della Volta Paleologo (1660-1739), 2°principe di Sannicandro, figlio del suddetto e della sua seconda moglie.


Rompendo la tradizione di famiglia, fu il primo a sposare, nel 1692, una nobildonna napoletana e non una genovese, Isabella Gaetani (1662-1704), imparentandosi con una delle famiglie più importanti della nobiltà italiana, signori di estesi possedimenti nel basso Lazio nonché principi di Caserta. Fu anche il padrino di battesimo del principe di Sansevero, Raimondo di Sangro (1710-1771). Nel 1709 ricevette il Grandato di Spagna dall'Arciduca Pretendente Carlo d'Asburgo.
Acquisì un antico palazzo nel quartiere Stella passato negli anni dal duca Diomede Carafa di Maddaloni a diversi proprietari. Poi, attraverso una serie di passaggi di proprietà complessi, pervenne ai Cattaneo per cui oggi è noto come Palazzo Sannicandro.
(Nel 1684 il palazzo fu comprato da Carlo Caracciolo duca di Airola, marito di Eugenia Cattaneo, sorella del suddetto Baldassarre. Nel 1709 Carlo muore, senza eredi; la proprietà del palazzo passa a sua sorella, Antonia Caracciolo, sposata con Giambattista di Capua, principe della Riccia. Il figlio di Antonia Caracciolo e Giambattista di Capua è Bartolomeo V, conte di Montuoro, che sposa Anna Cattaneo, figlia di Baldassarre, nel 1712. Intanto Baldassarre acquista il palazzo dalla consuocera Antonia suddetta. Nel 1717 il fratello di Anna, Domenico, il futuro Aio del Re, sposa Giulia di Capua, prima cugina del defunto Bartolomeo ed abitano nel palazzo con il padre e con la zia, poi andranno a Villa Giulia).
Negli anni dal 1724 al 1730, Baldassarre ristruttura il palazzo affidandosi a Francesco Solimena (1657-1747). Il principe, uomo di grande cultura, fu molto amico del pittore che dipinse per le sale del palazzo grandi tele allegoriche, una delle quali fu acquistata da Ferdinand Bischoffsheim (1837-1909), ricco banchiere ebreo per il suo palazzo di Parigi, più tardi proprietà della figlia viscontessa di Noailles, oggi Museo Baccarat .(https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it...bc9a32ed8.shtml).

 

Francesco (1721-1790) e Augusto (1754-1824) Cattaneo della Volta Paleologo, 4° e 5°principe di Sannicandro.


Francesco sposò Marianna Boncompagni Ludovisi (1730-1812), la figlia del principe Gaetano (#entry559147974), che aveva preceduto il consuocero nel Consiglio di Reggenza napoletano.
Il figlio Augusto sposò la principessa Teresa Colonna di Stigliano (1756-1823). Augusto, in ossequio alla tradizione filoborbonica della famiglia, seguì il re Ferdinando IV in Sicilia all'epoca della Rivoluzione napoletana, lasciando alla moglie la direzione della casa. Ebbe 16 figli, quasi tutto sopravvissuti, sicchè gli esborsi dotali per i matrimoni delle figlie furono consistenti. Inoltre, con le nuove leggi fiscali durante il periodo francese, la ricchezza della famiglia cominciò a decadere.

Antonia Cattaneo della Volta (1763-1814), sorella di Augusto suddetto, sposò il principe Vincenzo Imperiali di Francavilla (1738-1816), anche lui di famiglia originaria di Genova trapiantata nel Regno di Napoli

Francesco Cattaneo della Volta (1774-1833), 6° principe di Sannicandro. Sposò Anna Maria Doria d'Angri (1776-1866) ed ebbe 6 figli.

 

Mariano Augusto Cattaneo (1797-1860), 7° principe di Sannicandro, figlio del suddetto, e la sua famiglia.

Si riconoscono (a destra) la moglie Ippolita Sanfelice di Bagnoli (1809-1902), il figlio maggiore Francesco (1844-1875), sfortunato erede stroncato dal vaiolo a soli 33 anni, e due figlie, Maria e Giulia; (a sinistra) la figlia Francesca e i fratelli minori Alfonso e Luigi.
Immagine interessantissima perchè ritrae uno degli ultimi principi della Napoli borbonica, prima dell'Unità d'Italia.

Tratto da http://cennistoriciinteressanti.blogspot.it/

Nel 1874, Francesco Cattaneo (1844-1875) 8° principe di Sannicandro, un anno prima di morire di vaiolo lasciando 4 figli e uno in arrivo, lascia il palazzo alla Stella e si trasferisce in via San Mattia ai Quartieri spagnoli. All'interno della nuova dimora c'è lo stemma dei Cattaneo e lo stemma bipartito dei Cattaneo Barberini, giacchè la nipote Ippolita (1897-1988), rimasta la principale proprietaria, sposò il nobile Francesco Agapito Barberini

 

Domenico Cattaneo, 3° principe di Sannicandro, fece parte del Consiglio di Reggenza, affiancato dal toscano Bernardo Tanucci (1698-1783):

I due furono in conflitto, uno più conservatore, l'altro più liberale.

Quando nel 1775 la regina Maria Carolina entrò a far parte del Consiglio di Stato, il potere di Tanucci iniziò a declinare: nel 1776 la regina lo licenziò e Tanucci si ritirò a vita privata.
Maria Carolina fu invece accanita sostenitrice di John Acton, un baronetto di origine irlandese, vissuto in Francia e approdato in Toscana dove per le sue capacità militari divenne Ammiraglio della flotta toscana del Granduca Leopoldo, che la regina chiamò a Napoli nel 1778 per organizzare la marina napoletana, ma soprattutto per un valido aiuto nella realizzazione del suo disegno di avvicinamento all'Austria, sua patria natale, e poi all'Inghilterra, nemica acerrima dell'odiata Francia rivoluzionaria. In pochissimo tempo divenne Ministro della Marina e della Guerra, poi Segretario di Stato.

John Edward Acton (1736-1811) a Palermo - Reggia di Capodimonte.


Sir Acton si sposò anziano con una sua giovanissima nipote (!) ed ebbe tre figli; visse Palermo gli ultimi anni della sua vita. E' sepolto nella chiesa palermitana di Santa Ninfa.

Cfr https://ricerca.repubblica.it/repubblica/a...aPalermo09.html

 

Mary Anne Acton (1786-1873), moglie del suddetto - Reggia di Caserta.


Sposa a soli 13 anni dello zio più vecchi di 50 anni(!), quasi un matrimonio incestuoso che richiese una licenza papale. Divenne dama di corte della regina che, a malincuore, accettò colei che poteva considerarsi una rivale. Sopravvisse per molti anni anche ai figli che morirono tutti giovani. Il maggiore, Richard Edward Acton (1801-1837) sposò una nobile tedesca, Maria Luisa vov Dalberg, ne assunse il cognome e continuò la discendenza (#entry561520559).

John Acton divenne amico di Sir William Hamilton, ambasciatore britannico fin dal 1764, e più tardi della sua seconda moglie, la spregiudicata Emma Lyon, ex prostituta, già amante di suo nipote, del pittore George Romney e dell'Ammiraglio Nelson, che divenne confidente della stessa regina e che ebbe tanta parte nella vendetta di Maria Carolina sugli insorti.

 

George Romney - William Hamilton (1730-1803), ambasciatore inglese a Napoli dal 1764 al 1800 - National Gallery of Art, Washington.


Vedovo di Catherine Barlow (+1782), dalla quale non aveva avuto figli, divenne presto l'amante di Emma Lyon, approdata a Napoli nel 1786, e finì per sposarla qualche anno dopo.

George Romney - Emma Lyon (1765-1815) - NPG, London.

Per non farsi mancare nulla, la bellissima Emma divenne poi l'amante di Horatio Nelson:

Horatio Nelson (1758-1805), duca di Bronte.

Ammiraglio della marina inglese, eroe nazionale per le vittorie contro Napoleone (battaglia del Nilo, battaglia di Trafalgar in cui perse la vita). Favorì la vendetta dei Borboni dopo la fine della Repubblica napoletana del 1799.

 

Bartolomeo V di Capua (1680-1715), figlio di Giambattista principe della Riccia (1658-1735) uno dei protagonisti della famosa congiura di Macchia.

Bartolomeo, premorto al padre, fu conte di Montoro (https://books.google.it/books?id=sfJ_CwAAQ...Montoro&f=false).

E' certo che Solimena dipinse anche il ritratto di Anna, come attesta un sonetto scritto dall'artista in onore della contessa di Montoro.
Potrebbe essere quello che segue?

Francesco Solimena - Portrait de femme - Musèe des Augustins, Tolosa.


Proveniente da un sequestro a M.me de Noailles nel 1794, durante la Rivoluzione (www.augustins.org/documents/10180/15597167/fgal03s.pdf).

La famiglia Di Capua era di origini antichissime (XI secolo) forse più antica di Cattaneo, annoverando molti titoli quali Conti di Altavilla, Principi della Riccia, principi di Conca, duchi di Termoli, etc. Acquisirono grande importanza sia durante l'epoca angioina che in quella aragonese, grazia alla cultura umanistica e al coraggio guerriero di molti suoi appartenenti, che a volte fondevano entrambe le due qualità in un'unica persona. Protagonisti della storia napoletana anche durante il primo periodo borbonico. poi si estinsero. A Napoli possedevano almeno due grandi palazzi.

Bartolomeo ed Anna abitarono nel palazzo di Spaccanapoli, un capolavoro del Mormando, in seguito profondamente rimaneggiato.

Bartolomeo VI di Capua (1716-1792), unico figlio maschio nato postumo ed erede del suddetto, fu ferito gravemente per salvare la vita al Re, il primo dei Borboni napoletani. Il Re gli fu profondamente grato, lo ricoprì di doni e in segno di pubblica riconoscenza gli consentì di sedere al San Carlo nel palco accanto a quello reale: una sorta di delfino adottivo. Bartolomeo aveva anche ereditato dalla nonna Antonia Caracciolo tutti i suoi beni e anche il ducato di Airola, dove sorgevano le sorgenti che alimenteranno l'Acquedotto carolino.

L'Acquedotto carolino che alimentava le fontane della Reggia di Caserta.

Non poteva mancare la residenza estiva, lussuosissima, a Portici, lungo il Miglio d'oro, frequentata ovviamente dal Re in occasione di cento feste Oggi non ne è rimasto nulla.
Bartolomeo VI fu l'ultimo principe della Riccia perchè non ebbe eredi e l'illustre casata si estinse.
15 anni dopo la battaglia di Velletri, quando Carlo III fu chiamato in Spagna, nominò il principe Domenico Cattaneo, fratello di Anna, precettore di suo figlio Ferdinando.

 

Con la fine del Vicereame e l'avvento del nuovo Regno, tutti i nobili napoletani salirono sul carro del vincitore.
La monarchia adottò nei confronti della nobiltà un’ambigua politica tesa da un lato a ridimensionare le ampie prerogative dei baroni in uno sforzo di accentramento del potere, dall’altro ad allargare le basi del consenso attraverso un’integrazione della nobiltà basata sul "servizio" allo Stato. In epoca borbonica l’inserimento a Palazzo diventava una necessità per impedire l’arretramento dello status familiare.

Cfr https://books.google.it/books?id=MO9eoMEzh...acciolo&f=false

Dei Ruffo e dei Cattaneo di Sannicandro abbiamo già detto. Nei Caracciolo troviamo, per esempio:

Giuseppe Bonito - Niccolò Maria Caracciolo (1725-1802), 3° duca di San Vito con la moglie Maria Felicia Cavaniglia. Ottenne da Ferdinando IV l'Ordine dei Cavalieri di San Gennaro.
Vissero nel palazzo avito della famiglia Cavaniglia (spagnoli Cabanilla a Napoli con Alfonso I), ai giorni nostri Palazzo Caracciolo, duca di San Vito, in via Sedil Capuano n 16.

Oppure:

Anonimo - Domenico Caracciolo (1715-1789), marchese di Villamaina (ramo Pisquizi) - Palazzo dei Normanni, Palermo.


Grande statista di formazione illuminista che fu Ambasciatore, Vicerè di Sicilia e Segretario di Stato, sempre al servizio di Ferdinando IV.
Ma la Rivoluzione del '99 li vide di nuovo divisi, così come divise furono altre famiglie aristocratiche di Napoli.

In primis l'ammiraglio Francesco Caracciolo (1752-1799): figlio di Michele, duca di Brienza, e della duchessa Vittoria Pescara di Diano, alto ufficiale della marina borbonica, scortò il convoglio navale che trasportava Ferdinando e Carolina a Palermo. Tornato a Napoli, sposò la causa rivoluzionaria, fino a combattere contro le navi che riportavano i reali a casa. Catturato da Nelson, fu impiccato all'albero della sua nave.

Un'altro della grande famiglia, Giuseppe Caracciolo principe di Torella (1747-1808) fu arrestato per le sue simpatie repubblicane, condannato a morte, poi graziato e inviato in esilio.

 

Gaetano Forte - Lucio Caracciolo (1771-1836), duca di Roccaromana, della linea di San Vito, nipote del suddetto Nicolò Maria - Museo di San Martino.


Con il giovane fratello Nicola (1777-1862), e Girolamo Pignatelli, Principe di Moliterno (1774-1848) difese il forte di Sant'Elmo, roccaforte dei giacobini, dall'assalto dei lazzari nella confusione violenta che seguì la fuga del Re in Sicilia.

Fedele ai Borboni fino alla morte invece, nella stessa famiglia, il Tenente Generale Emanuele Caracciolo di San Vito (1805-1860), che morì nell'assedio di Gaeta, assistito dal figlio Nicola:

Lasciò 5 figli, un solo maschio, Nicola (1846-1924), 10° duca di San Vito; tra le femmine ricordiamo Agnese (1843-1914), sfortunata moglie del principe di Sannicandro, Francesco Cattaneo (1844-1875), che morì a soli 31 anni di vaiolo.

Riccardo di Sangro (1803-1861), generale borbonico che aveva sposato Maria Argentina Caracciolo, ultima duchessa di Martina, morì di tifo nell'assedio di Gaeta.
Apparteneva a una linea cadetta rispetto a quella del celebre principe di Sansevero, che aveva dato, fin dai primi tempi di Carlo III, numerosi ufficiali all'esercito borbonico.

Francesco Grandi - Maria Argentina Caracciolo (1805-1849) - Museo Filangieri, Napoli.

 

Non sempre la scelta dei nobili napoletani rispetto al cambio di regime era dettata da ragioni di convenienza degli stessi. Spesso le capacità dei personaggi erano riconosciute dai regnanti utili per ragion di Stato e tali da comporre le passate divergenze.
Un esempio è il generale Carlo Filangieri, uno dei più illustri esponenti dei Filangieri di Napoli.

Carlo Filangieri, principe di Satriano (1784-1867) - Museo Filangieri, Napoli.

Figlio primogenito di Gaetano Filangieri (1753-1788), dei principi di Arianello, celeberrimo giurista, e Carolina Frendel, Carlo era nato nel palazzo di famiglia a Cava dei Tirreni. Rimasto orfano del padre quando aveva 4 anni, ereditò dallo zio acquisito Filippo Ravaschieri di Roccapiemonte (1727-1818), marito di sua zia Teresa (1757-<1818), il titolo e i feudi di Principe di Satriano. Compreso il grandioso Palazzo Ravaschieri alla Riviera di Chiaia dove andò ad abitare.

Il palazzo risale al '600, fu dimora di alcuni Vicerè all'epoca di Carlo II; ristrutturato per incarico del principe Filippo Ravaschieri all'architetto Sanfelice (1675-1748), che tra l'altro aveva sposato una sua parente, Agata Ravaschieri.

Carlo intraprese giovanissimo la carriera militare e, ancora minorenne, ottenne il brevetto di ufficiale di cavalleria.
Quando Napoleone volle conoscere il figlio del grande giurista, Carlo si trasferì in Francia dove frequentò una scuola militare e ottenne il suo primo grado di sottotenente nell’esercito francese. Partecipò così alle guerre napoleoniche; fu presente alla battaglia di Austerlitz e alla campagna di Spagna; fu protagonista di un famoso duello (1810) in cui, per difendere l’onore delle truppe napoletane, uccise il generale francese François Franceschi.
Il Principe ritornò a Napoli dove fu aiutante di campo di Giocchino Murat, che lo nominò Tenente Generale. Dopo la restaurazione borbonica nel Regno delle Due Sicilie egli rimase a Napoli e ricoprì diversi incarichi nell’esercito borbonico. Per contrasti con il sovrano, dovuti a idee politiche differenti, Carlo si ritirò due volte a vita privata. ma quando l'ultimo Re, Francesco II, fece appello al suo onore di soldato e gli affidò il compito di formare il nuovo governo, Filangieri accettò. Ma la fine del Regno di Napoli era inevitabile. Carlo Filangieri visse ancora a lungo e ebbe la fortuna di vedere l’Italia unita. Morì nel 1867, a 83 anni.
Sposò la principessa Maria Agata Moncada di Paternò, figlia del ricchissimo principe siciliano Giovanni Luigi.

Agata Moncada di Paternò (1803-1863) - Museo Filangieri, Napoli.


Ebbero 4 figli, un solo maschio senza eredi, per cui la loro discendenza si estinse.

 

Gaetano Filangieri principe di Satriano (1824-1892), figlio dei sudddetti.


Storico dell'arte, allestì il museo di famiglia, e non solo (www.museofilangieri.org/).

 

Teresa Filangieri (1826-1903), sorella del suddetto. Sposò Vincenzo Ravaschieri 5°duca di Roccapiemonte (1820-1895) ed ebbe una sola figlia, Lina, morta undicenne. Fu una grande filantropa e scrittrice, fondatrice di un ospedale pediatrico nella città partenopea (https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_Filan...chi_Ravaschieri).

Quindi ci sono due Teresa Filangieri: la zia del Generale, moglie di Vincenzo Ravaschieri duca di Roccapiemonte e la figlia del generale moglie di Filippo Ravaschieri principe di Satriano.

Gaetano Filangieri giurista e scrittore (1753-1788), padre di Carlo suddetto.


Era il terzo figlio maschio del principe di Arianello Cesare I Filangieri (1705-1767) destinato alla carriera militare come tutti i cadetti, ma preferì dedicarsi agli studi elaborando una grande produzione in materia di sistemi legislativi: “La Scienza della Legislazione” è la sua opera più famosa, di stampo illuminista.
Sposò una contessa ungherese giunta a Napoli al seguito della Regina Maria Carolina, Charlotte Fremdel (1750-1828) che gli diede due figli: Carlo e Roberto. Di salute cagionevole, si ritirò a vivere a Cava dei Tirreni, dove elaborò i suoi scritti. Colpito dalla tubercolosi, morì a soli 36 anni, seguito dalla sua piccolina di un anno, Adelaide. (https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Filangieri).
Amico di Goethe e Benjamin Franklin, era già scomparso da più di dieci anni quando scoppiò la Rivoluzione napoletana, ma le sue opere ispirarono certamente i protagonisti di quella impresa, compreso il più piccolo dei suoi fratelli, Michele Filangieri (1766-1829) che fece parte del governo rivoluzionario del '99 e fu il primo Sindaco eletto di Napoli nel 1808, durante la dominazione francese.

 

Un altro funzionario del regno borbonico, personaggio molto particolare:

Giuseppe Bonito (1707-1789), allievo di Francesco Solimena- Leopoldo de Gregorio (1699-1785). marchese di Squillace e Vallesantoro - Museo del Prado.
Di famiglia siciliana, nato (forse) a Messina, cominciò la sua carriera a Napoli come contabile e fu notato per le sue capacità dal nuovo re Carlo III di Borbone che presto lo nominò Ministro delle finanze. Gli fece persino costruire un palazzo nei pressi della Reggia di Caserta su progetto dello stesso Vanvitelli (ancora esistente, sia pure in stato di abbandono).
Fu l'unico ministro della corte di Napoli a seguire Carlo III in Spagna quando divenne re nel 1759. A Madrid ebbe molti incarchi. Purtroppo alcune sue disposizioni come Comandante generale delle forze armate suscitarono una rivolta nella popolazione. Per questo fu esiliato sia pure temporaneamente. Alla fine fu mandato a Venezia come Ambasciatore. Qui morì nel 1785.

La rivolta madrilena contro il marchese di Squillace: "Motin de Esquilache" (1766), attribuito a Francisco Goya.

Vedi https://es.wikipedia.org/wiki/Mot%C3%ADn_de_Esquilache

Leopoldo De Gregorio si sposò due volte ed ebbe molti figli, tra cui due cardinali. Il primogenito Francesco Maria (1720-1801) fu nominato Principe di Sant'Elia nel 1760.

E' l'antenato di Diego de Gregorio (1871-1942), V principe di Sant'Elia, che fu adottato dalla duchessa di Monteleone Giulia Cattaneo Pignatelli (1828-1897) e aggiunse al suo il cognome Cattaneo.
Il piccolo Diego si trovò appena nato doppiamente orfano: nato postumo, la madre morì 10 giorni dopo il parto. Non ho trovato notizie sulle ragioni dell'adozione da parte della duchessa Pignatelli, ma, al di là di una qualche parentela, credo che sia stato un gesto di amicizia e di generosità.
https://gw.geneanet.org/mariothegreat?lang...N&v=de+gregorio

Lo stesso principe Diego di cui sopra sposò nel 1896 Albina Ruffo di Castelcicala (1861-1938), nipote (figlia del fratello) di quel Paolo generale Borbonico citato qualche post fa. Credo che in seguito a questo matrimonio il palazzo napoletano dei Ruffo finì alla famiglia de Gregorio Cattaneo.

Il palazzo oggi è un condominio (vi hanno girato i due film del Prof. Bellavista), ma in uno dei due cortili campeggia ancora lo stemma dei Ruffo.

Lo zio del principe Leopoldo de Gregorio suddetto (il ministro di Carlo III), ovvero Camillo de Gregorio (1662-1750) è il capostipite del ramo siciliano, pur esso ancora fiorente.
Attraverso le nozze di un suo discendente diretto, omonimo, Camillo de Gregorio e Stazzone (1833-1901) con la principessa Letteria Brunaccini di San Teodoro (1836-1879), acquisì il titolo principesco e il patrimonio.

 

La linea dei Colonna che nasce da Edoardo (1833-1904) 3° principe di Summonte, figlio della principessa napoletana Maria Giovanna Cattaneo di Sannicandro.
Suo figlio Stefano (1870-1948) acquistò nel 1928 metà dello storico palazzo, appartenuto alla Viceregina di Napoli, Anna Carafa.

C'è una Marina Colonna contemporanea (l'omonimia è la regola nelle famiglie aristocratiche): è professore universitario di Economia e vive a Napoli. Udite, udite nel Palazzo Donnanna:

Un'altra immagine d'epoca di Palazzo Donnanna.

Interessante l'articolo di Repubblica con immagini degli interni:
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/...lider=211949971

 

In occasione della scomparsa di Donna Marelli Agnelli, nata Caracciolo (1927-1019), figlia di Filippo Caracciolo, 8° principe di Castagneto e 3° duca di Melito, voglio sottolineare che non ho preso in considerazione il ramo dei Caracciolo di Castagneto , se non che appartengono al ramo Pisquizi e discendono da Francesco, detto il Secco (+1395), fratello minore di Petraccone I (+1384), Siniscalco di Giovanna I d'Angiò e capostipite dei principi di Santobuono (#entry622648990).

Il primo principe di Castagneto è Francesco Saverio Caracciolo (1695-1743), patrizio napoletano che comperò il feudo di Castagneto dalla moglie, Giuseppa d'Amato, e ottenne il titolo di Principe con diploma imperiale del 1724 (www.genmarenostrum.com/pagine-lette...-castagneto.htm).
Abitavano nella zona di Chiaiano, oggi grande quartiere di Napoli nelle periferia Nord-ovest, dove possedevano terre e palazzi.

Non si hanno molte notizie nè immagini di questi nobili napoletani, se non che Nicola Caracciolo (1758-1821), nipote del suddetto e 3° principe di Castagneto, acquistò la villa napoletana appartenuta all'Ammiraglio Francesco (1752-1799), duca di Brienza e martire della Rivoluzione napoletana. Fu molto danneggiata dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale. Si tratta di Villa Castagneto Caracciolo, tra le colline dei Colli Aminei, Capodimonte e del Vomero.

L'ultimo della casata che nacque nella Napoli borbonica, fu Carlo Caracciolo (1839-1900), 5° principe di Castagneto già nell'Italia postunitaria.

Carlo Caracciolo (1839-1900), 5° principe di Castagneto e la moglie Leopoldina Ruffo di Bagnara (1844-1939).

Gaetano Caracciolo (1879-1923), 6° principe di Castagneto, figlio dei suddetti. Diplomatico, sposò la bellissima Emilia Barracco:

La principessa Emilia Caracciolo Barracco (1891-1928).


L'unico figlio maschio, Carlo (1911-1938) morì precocemente senza eredi e il titolo passò al secondo cugino, Filippo, duca di Melito. Costui, con il fratello Adolfo, era figlio di un altro Nicola Caracciolo duca di Melito (1877-1912) e Meralda Mele Barrese.

Meralda Mele Barrese (1879-1948), duchessa Caracciolo di Melito.

Filippo Caracciolo (1903-1965) dunque eredita dal padre Nicola il titolo di duca di Melito e dal cugino Carlo, senza eredi, il titolo di principe di Castagneto. Abbandona Napoli e la famiglia nobile impoverita e va a Genova per il servizio militare. Qui conosce la bellissima Margaret Clarke (1897-1955), appartenente ad una ricca famiglia di proprietari terrieri dell'Illinois. La sposa nel 1925 e si stabilisce a Firenze, nella Villa dei Cancelli, di proprietà della moglie. Nel 1934, in epoca fascista, intraprende la carriera diplomatica. Ma Filippo ha idee liberali, clandestinamente aderisce al movimento politico antifascista "Giustizia e Libertà" e più tardi entra nel Partito d'azione.

Filippo Caracciolo di Castagneto (1903-1965)

Ha tre figli: Carlo (1925-2008), editore, fonda il quotidiano La Repubblica nel 1976; Nicola (1931), giornalista e ambientalista; Marella (1927-2019), moglie di Gianni Agnelli.


Nel 1945 Filippo ha avuto un quarto figlio dalla relazione con la nobildonna Elizabeth Jaworski von Volkenstein (1915-1959), di dodici anni più giovane di lui, e sposata con Ettore Bernardo Rosboch (+1945). Il bambino prende nome e cognome del padre legale, ma è figlio di Filippo. Oggi è un ricco produttore cinematografico.

Adolfo Caracciolo (1905-1968), fratello minore di Filippo, anche lui fa un matrimonio molto importante: sposa la contessa Anna Visconti di Modrone, figlia maggiore di Giuseppe e Carla Erba.

Adiolfo Caracciolo dei principi di Castagneto (1905-1968), fratello minore del suddetto.

 

Tra gli interpreti pittorici più importanti della Napoli borbonica vi è certamente Giuseppe Bonito (1707-1789), allievo di un grandissimo maestro, Francesco Solimena (1657-1747).

Carlo III gli commissionò, oltre agli affreschi della reggia di Portici, il ritratto suo e di sua moglie, e conservati al Museo del Prado, i ritratti dei suoi figli, oggi esposti al Palazzo reale del Pardo. Il lavoro di Bonito rispondeva ad un preciso programma iconografico ed i dipinti venivano spediti in Spagna a più riprese, per permettere alla corona di conoscere volti e stato di salute dei futuri discendenti.

Tra il 1740 ed il 1757 dal matrimonio di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia nacquero 13 figli, dei quali solo 5 maschi e 2 femmine raggiunsero l'età adulta. Eccone alcuni nei ritratti di Bonito:

Il primo figlio maschio (nato dopo 5 femmine), Felipe Pascual (1747-1777), escluso dalla successione per ritardo mentale.

 

Il secondogenito Carlos (1748-1819), futuro re di Spagna.

 

Il terzogenito Ferdinando (1751-1824), futuro re di Napoli.

 

Uno degli Infanti.

 

L'Infanta Maria Isabel (1743-1749), morta bambina.

 

La maggiore delle femmine sopravvissute, Maria Josepha Carmela (1744-1801).

 

La minore delle femmine, Maria Luisa (1745-1792).

Tutti questi ritratti quasi sempre sono privi di atteggiamenti forzatamente declamatori e sono ambientati in un’atmosfera domestica resa con colori allegri e brillanti.
Una seconda serie fu eseguita dieci anni dopo, prima della partenza del re per la Spagna, nel 1759, e i principi sono
rappresentati in un’età più avanzata. Sono conservati alla Reggia di Caserta. In tutti i quadri di questo gruppo il Bonito perde le qualità di vivace fotografo del candore e dell’innocenza dei principi, caratteristica della prima serie, ed è evidente un desiderio di ufficialità, per l’intenzione di mettersi in concorrenza con il Mengs, celebre ed affermato pittore “di Stato”.

Da destra a sinistra: Carlos (1748-1819), Maria Luisa (1745-1792), futura Imperatrice, e Francesco Saverio (1757-1771), morto adolescente.

 

Ferdinando (1751-1827), futuro re di Napoli, e Gabriele di Borbone (1752-1788).

 

come sopra...

 

Antonio Pascual (1755-1817) e Francesco Saverio (1757-1771).

Tratto da www.guidecampania.com/dellaragione/...seppeBONITO.pdf
http://iviaggidiraffaella.blogspot.com/201...oteca-e-il.html
https://es.wikipedia.org/wiki/Anexo:Pintur...madrile%C3%B1as


E ancora:

L'Infanta Maria Luisa - Franco Maria Ricci Collection.

 

L'Infanta Maria Josepha.

 

Il maestro di Giuseppe Bonito, il grande Francesco Solimena (1657-1747), uno dei miei pittori preferiti, visse invece a cavallo tra l'epoca spagnola e quella borbonica, attraversando ovviamente il breve periodo del Vicereame asburgico. In quegli anni ritrasse molti personaggi del nuovo regime, l'Imperatore innanzitutto. Ma come per molti grandi artisti l'avvento nel 1734 del giovane Re Borbone e di un'altra corte non cambiò il suo prestigio. Carlo III lo chiamò subito a realizzare una tela celebrativa del suo trionfo:

Francesco Solimena - Carlo III di Borbone alla battaglia di Gaeta - Reggia di Caserta.


Analogamente alcuni nobili di corte, militari e non, si fecero ritrarre dall'Abate Ciccio.

Francesco Solimena (attr) - Placido di Sangro (1682-1755), esponente della linea di Martina, Tenente generale dell'esercito borbonico - Collezione privata.


Placido e i suoi fratelli militarono tutti nell'esercito di Carlo III e il "cugino" Raimondo partecipò anche alla battaglia di Velletri.

 

Francesco Solimena - Francesco Gaetani dell'Aquila (1664-1734), fratello cadetto del principe Niccolò. Come dice il cartiglio al servizio dei Borboni.

 

Francesco Solimena - Aurora Gaetani dell'Aquila d'Aragona (1667-1726), nata Sanseverino - Museo Filangieri, Napoli.


Moglie di Niccolò Gaetani dell’Aquila d’Aragona (1657-1741), 1°principe di Piedimonte, gentiluomo di camera di Carlo III.

Nel 1738 Carlo di Borbone istituì l'Ordine di San Gennaro, riservato a soli 60 nobili cattolici, equivalente all'Ordine del Toson d'oro, per il ramo spagnolo della famiglia, e all'ordine dello Spirito Santo per il ramo francese. Solimena ne ritrasse alcuni:

Francesco Solimena (>1738) - Ritratto di nobiluomo Cavaliere dell'Ordine di San Gennaro - Bristol City Museum and Art Gallery.

 

Francesco Solimena (1741) - Ferdinando Vincenzo Spinelli (1691-1753), principe di Tarsia, in abito da Cavaliere dell'Ordine di San Gennaro - Museo di Capodimonte.

 

Scuola di Solimena, forse Bonito (1759) - Antonio II Spinelli principe di Scalea (1715-1787), con le insegne dell'Ordine di San Gennaro.

 

A proposito dell'Ordine di San Gennaro istituito da Carlo III:

Scuola napoletana - Don Diego de Madariaga Zea, marchese di Villafuerte (1701-1763), Tenente generale dell'esercito borbonico alla battaglia di Velletri, con l'abito dell'Ordine di San Gennaro.

 

Anonimo - Bernardo Tanucci (1698-1783), tutore e Segretario di Stato di Ferdinando IV, con il mantello e le insegne dell'ordine di San Gennaro.

 

Heinrich Friedrich Füger (1790) - Marzio Mastrilli, marchese e poi duca di San Gallo (1753-1833), ministro del Regno di Napoli, con il mantello dell'Ordine di San Gennaro. Museo di San Martino.
Il mantello originale è conservato accanto al ritratto.

Anche le mogli dei Cavalieri dell'Ordine avevano un abito ufficiale:

Maria Argentina Caracciolo, duchessa di Martina Franca, moglie del duca Riccardo di Sangro.

 

In epoca borbonica la famiglia Spinelli diventa nuovamente protagonista con alcuni personaggio di spicco.

Francesco Solimena - Ferdinando Vincenzo Spinelli, 7°principe di Tarsia(1691-1753) - Museo di Capodimonte.


Fu un grande principe: affidò a Domenico Vaccaro il progetto di un palazzo lussuoso (parzialmente realizzato, oggi in Piazzetta Tarsia) e vi ospitò una biblioteca, un laboratorio di scienze e un circolo culturale.
Nel ritratto indossa il mantello dell'ordine di San Gennaro, istituito da Carlo III di Borbone nel 1738.

Si sposò due volte: la prima con Nicoletta di Capua, figlia del principe della Riccia, la seconda con Domenica Sanseverino di Bisignano, ma dei 7 figli solo una raggiunse l'età adulta: Maria Antonia Spinelli, VIII principessa di Tarsia (1735-1813) che sposò un "cugino" della linea di Scalea e continuò la discendenza per altre due generazioni. Poi il ramo si estinse.

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Parente e coevo di Ferdinando Vincenzo Spinelli di Tarsia suddetto, ma appartenente alla linea dei duchi di Laurino, c'è Troiano II Spinelli, IX duca di Laurino (1712-1777). Un personaggio davvero singolare,
Di lui non ho trovato immagini, ma molte notizie.
Allievo del filosofo Giambattista Vico, studiò matematica, fisica e ingegneria. Fu autore di varie opere di stampo illuministico, in particolare nei campi della storia e dell'economia.
Fece attivamente parte della massoneria napoletana, all'epoca diretta dal principe di Sansevero, Raimondo di Sangro.
Ma è noto soprattutto per aver ristrutturato un palazzo di famiglia nel centro storico di Napoli, Palazzo Spinelli di Laurinoi, trasformandolo in una delle più suggestive realizzazioni del Settecento napoletano ad opera di Ferdinando Sanfelice e Carlo Vanvitelli (figlio di Luigi).
Antichissimo, fu il primo palazzo ad essere edificato, nel 1370, per volere di Roberto d’Angiò, che lo destinò a uno dei suoi figli. In seguito ospitò l’Accademia letteraria di Giovanni Pontano. Gli eredi Pontano vendettero poi agli Spinelli.

Troiano si sposò due volte ed ebbe 24 figli (non tutti raggiunsero l'età adulta), 8 dalla prima moglie Beatrice Pinto y Mendoza, e 16 dalla seconda. Tra le femmine vi furono ben 7 monacazioni e solo 3 matrimoni (non si poteva mica disperdere il patrimonio di famiglia in doti!).
Una delle figlie femmine di primo letto fu Chiara, dama di corte di Maria Carolina, ma anche amante del re Ferdinando e apprezzata pittrice. Il suo autoritratto è agli Uffizi.

Autoritratto - Chiara Spinelli Pignatelli (1744-1823), principessa di Belmonte - Galleria degli Uffizi.


Rimasta vedova del Pignatelli, si schierò con la Repubblica Partenopea, e per questo motivo fu più tardi esiliata in Francia.

Anche in questo ramo, come in quello di Tarsia, la continuità fu garantita da una donna: Ottavia Spinelli, XIII duchessa di Laurino (1865-1936), bis-bisnipote della duchessa suddetta di cui aveva il nome: unica erede, sposò Vincenzo Caracciolo di San Giovanni (1865-1929) e gli trasmise titolo e cognome: i Caracciolo Spinelli duchi di Laurino sono ancora viventi.

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Anche gli Spinelli principi di Scalea furono fedelissimi dei Borboni, tant'è che, come il parente Ferdinando Vincenzo di Tarsia suddetto, anche Antonio II Spinelli (1715-1787), 8°principe di Scalea, ricevette il prestigioso Ordine di San Gennaro e fu ritratto da Bonito, allievo di Solimena:

Antonio II Spinelli principe di Scalea (1715-1787), con le insegne dell'Ordine di San Gennaro. Sposò la nobildonna Giovanna de Cardenas:

Monumento funebre di Giovanna de Cardenas (1722-1799) nella Chiesa di Santa Caterina a Formiello, opera quasi certa di Giuseppe Sammartino, l'autore del cristo velato di Cappella Sansevero.
Giovanna portò in dote Villa Spinelli di Scalea una splendida villa a Barra (lungo il Miglio d'oro), oggi fatiscente, tranne la dependence trasformata in un un convento con bellissimo giardino.

 

Il nipote Antonio III (1795-1884) fu il Primo Ministro dell'ultimo Governo borbonico e Direttore del Grande Archivio; invece, mutatis mutandis, suo fratello minore Vincenzo sarebbe diventato Deputato del Regno d'Italia!

Vincenzo Spinelli dei principi di Scalea (1806-1878), Deputato della VIII Legislatura del Regno d'Italia.

Per la terza volta la continuità della discendenza fu garantita da una donna: Eleonora Spinelli di Scalea (p1813-1889) che sposò il principe Pietro Lanza di Trabia (1807-1855), un liberale che aderì alla Rivoluzione siciliana del 1848, e trasferì titoli e patrimonio alla casata siciliana, già ricchissima di suo e plurititolata.

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C'è un ramo degli Spinelli ancora fiorente, gli Spinelli Barrile di Fuscaldo, del quale abbiamo nominato il capostipite: Salvatore Spinelli (+1565), creato proprio l'anno della sua morte marchese di Fuscaldo per i "meriti" acquisiti nella Strage dei Valdesi del 1561.
Scorrendo l'albero genealogico, dopo 5 generazioni, troviamo un altro personaggio singolare:

Giuseppe Spinelli Barrile (1694-1763), Arcivescovo di Napoli, Cardinale.
Dopo circa due secoli dalla strage, ancora nostalgico della Santa Inquisizione, tentò di reintrodurla nel regno, ma il saggio re Carlo III glielo impedì. Abitava in uno di questi splendidi palazzi:

Antonio Joli - Piazza Bellini intorno al 1756. Il Palazzo Spinelli Barrile è il terzo a sinistra (il primo è Palazzo Firrao). In fondo l'arco di Costantinopoli (distrutto).

Inoltre il Cardinale possedeva una villa tutta sua tra quelle del Miglio d'oro: Villa del Cardinale a Torre del Greco.

Cristina Spinelli Savelli (1779-1829) apparteneva alla quinta linea della casata, che aveva acquisito il cognome Savelli nel '600 (vedi schema) per il matrimonio del principe Scipione II di Cariati (+1659) con la duchessa Carlotta Savelli di Albano. Più volte si ripresenta nella famiglia il problema della discendenza e la nostra Cristina, figlia unica nata postuma, si ritrovò a soli 13 anni, alla morte del nonno, principessa di Cariati. Sposò prima Nicola, il primo dei quattro fratelli Spinelli Barrile, che morì precocemente in un incidente a cavallo; rimasta vedova sposò il secondogenito Gennaro.
Costui, da giovane, aveva aderito alla Rivoluzione Napoletana accanto all'ammiraglio Caracciolo. Pensate, entrambi discendevano in linea retta da due protagonisti della strage dei Valdesi a Fuscaldo nel 1561: il marchese Salvatore Spinelli e il Capitano Ascanio Caracciolo!
Successivamente ebbe un ruolo di primo piano in tutti i regimi successivi: Maestro delle Cerimonie del Re Giuseppe Bonaparte e ministro del Re Gioacchino Murat; Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno delle Due Sicilie. Infine, anche perchè provato da una serie di lutti in famiglia, si ritirò a vita privata dopo la repressione violenta dei moti del '48 voluta da Ferdinando II.

Ernesto Spinelli Barrile (1804-1838), 9° principe di Cariati, primogenito del suddetto. Lui e il fratello minore morirono precocemente di malattia ad un anno di distanza.

La casata è oggi rappresentata da Ugone Spinelli Barrile (1950), 11° duca di Marianella, che discende dal fratello minore di Don Gennaro: Mario Spinelli (1785-1835) che morì di colera e lasciò un solo figlio maschio, Antonio (1814-1896), riconosciuto 6° duca di Marianella.

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Una delle due figlie del principe Raimondo di Sangro e di Carlotta Gaetani dell'Aquila, Donna Rosalia (1748-1808), sposò un esponente di un'antichissima famiglia nobile napoletana, ovvero Don Fabrizio Capece Minutolo (1738-1817). 3°principe di Canosa, al quale diede sette figli: il primo dei tre maschi fu il noto Principe di Canosa per antonomasia, storicamente ricordato, almeno dalla storiografia risorgimentale, per il ruolo reazionario che ricoprì nella Rivoluzione napoletana del '99 e per la nomina a Ministro di polizia dopo il ritorno dei Borboni.

Antonio Capece Minutolo (1768-1838), 4° principe di Canosa. Ministro di Polizia di Ferdinando I.
Lo si ricorda per la severità, per non dire la ferocia, con cui svolse il suo ruolo e che lo rese diffusamente inviso, tanto che alla fine fu sollevato dall'incarico ministeriale. Ebbe parte nella fucilazione di Goacchino Murat e nella repressione dei moti del 20/21 mandando a morte gli ufficiali ribelli Morelli e Silvati. Ma fu anche uomo di lettere e pubblicista. Oggi è un'icona dei neoborbonici!

Il fratello cadetto del principe si chiamava Raimondo (1769-1827), come l'illustre nonno materno, ed era Maresciallo dell'esercito borbonico. Non aveva titoli, ma sposò una nobildonna spagnola conosciuta mentre era di stanza a Madrid:

Matilde de Galvez, marchesa della Sonora (1778-1839). Ebbe tre figlie: Paolina, Adelaide e Clotilde.
Orbene, la primogenita, Paolina Capece Minutolo (1803-1867) marchesa della Sonora, titolo ereditato dalla madre, sposata a Francesco del Balzo di Caprigliano, fu un'apprezzata compositrice, come la sorella Clotilde, e mamma della principessa Pignatelli di Strongoli.

Villa Craven (o Villa Rae o Villa Maria) a Posillipo in un dipinto d'epoca - Proprietà delle due sorelle Capece Minutolo, Adelaide (1805-1869) e Clotilde (1808-1902), figlie della suddetta, per lascito testamentario di una lady inglese trapiantata a Napoli, Elisabeth Craven. Fu rivenduta più volte in seguito.Le due sorelle edificarono nei pressi una chiesa dedicata alla Vergine Santa Maria di Costantinopoli di Bellavista, a Posillipo (1855).

Don Antonio si sposò due volte: dalla prima moglie, Teresa Galluccio (+1821) ebbe 5 figli, tra cui l'erede Fabrizio (1791-1871), 5° principe di Canosa e Donna Rosalia (1796-1867) sposata al marchese Gaetano Pagano. Il principe Fabrizio rimase senza eredi e lasciò tutto ai nipoti, figli di Rosalia; ma il titolo venne rivendicato dai figli del fratellastro Enrico (1822-1863), nato dal secondo matrimonio con Anna Orselli, sposata appena un mese dopo la morte della prima moglie. Solo nel 1914 la discendenza agnatica fu riconosciuta.
La linea è ancora fiorente rappresentata da Don Ernesto Capece Minutolo (1963), 9° principe di Canosa, che gestisce il sito ufficiale della casata (www.principedicanosa.name/).

P.S. La casata è antichissima, con una genealogia molto complessa e divisa in molti rami, la cui origine si perde nella leggenda che vuole risalga ai Duchi di Napoli. Certo è che il documento più importante che hanno lasciato è la bellissima e preziosa Cappella Minutolo nel Duomo di Napoli.
Viceversa il restante patrimonio immobiliare in Napoli e dintorni è a tutt'oggi molto degradato. Fa eccezione il Castello di Casapozzano di origine medievale, appartenuto ai Capece Minutolo di San Valentino, restaurato in epoca borbonica e passato nel '900 ai de Balzo di Caprigliano per acquisizione dotale.

Un ramo della casata, molto anticamente, nel 1356, passò in Sicilia, con Raimondo Minutolo, familiare e capitano di re Roberto d'Angiò.
Nel 1718 il ramo siciliano, fiorente a Messina, ottenne il titolo di Principe di Collereale.

Giovanni Capece Minutolo (1772-1827), Maresciallo dell'esercito borbonico, fu comandante della Real Cittadella di Messina e come il parente napoletano domò i moti siciliani del 1821. Ma fu anche un filantropo.

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Appartenente a una famiglia diversa per le origini e il cognome, ma facente parte dello stesso gruppo, un altro fedelissimo dei Borboni nell'ultima fase del regno:

Carlo Capece Galeota (1826-1908), duca di Regina e principe di Montemiletto.


Alla caduta del regno, seguì a Roma Francesco II di Borbone, l'ultimo Re delle due Sicilie, restando il suo più fidato consigliere e ricevendo da lui l'Ordine di San Gennaro:

Gustavo Mancinelli -Il duca della Regina con la fascia dell'Ordine.
Finalmente un ritratto decente in questa famiglia!

PS. Anche i Capece Galeota hanno una cappella di famiglia nel Duomo di Napoli, a sinistra dell'abside, in posizione simmetrica a quella Capece Minutolo.
Delle loro residenze rimane un palazzo a Via Toledo, noto come Palazzo Cantelmo di Montemiletto, poichè il suddetto Carlo Capece Galeota ereditò dalla famiglia della madre, Maria Maddalena di Tocco Cantelmo Stuart (1786-1850) il titolo principesco e il patrimonio.
Ebbe, però, solo una figlia femmina e la linea agnatica si estinse.

 

Sempre in epoca borbonica a Napoli, un personaggio meno conosciuto di Lady Hamilton, al secolo Emma Lyon (1765-1805), moglie dell'Ambasciatore britannico, ma altrettanto spregiudicata fu Lady Craven, al secolo Elizabeth Berkeley.

Ozias Humphry - Elisabeth Berkeley (1750-1828), figlia del IV conte di Berkeley - NPG, London.

Più anziana di Lady Hamilton di 15 anni, e, al contrario di Emma, di nobili origini, ebbe una vita lunga e avventurosa.

Francis Cote - William Craven (1738-1791), VI barone Craven - Worcester Art Museum.


Il marito che Elisabeth sposò a 17 anni e al quale diede 7 figli in 14 anni di matrimonio.
Venne allontanata dal paese per la sua condotta scandalosa: ebbe tra l'altro una relazione con Charles Greville, lo stesso personaggio che fu il primo amante di Emma Lyon!
Portando con sé il suo ultimo figlio Keppel Richard, vagò per parecchio tempo in tutta Europa, fin quando non conobbe Carlo Alessandro di Brandeburg-Ansbach (1736-1806), ricchissimo Margravio regnante di Brandeburgo, Ansbach e di Bayreuth: divenne sua moglie solo quando questi rimase vedovo.
Alla morte del suo secondo marito, decise di trasferirsi a Napoli, dove con la Restaurazione era tornato il re Ferdinando dal secondo esilio siciliano, ormai vedovo di Maria Carolina. Si introdusse a corte, la chiamavano la Margravina, entrò nelle grazie del Re e, udite udite, iniziò a covare il desiderio di diventare regina di Napoli!
Ne ricavò "soltanto" due ettari di terreno sulla collina di Posillipo, con antica villa, grazioso omaggio regale (forse solo del permesso di acquistare e costruire) . Qui Lady Craven si fece costruire una nuova villa in stile neoclassico, come quelle diffuse in Inghilterra: Villa Craven, dove visse gli ultimi anni della sua vita, vecchia e raggrinzita, tanto da qualcuno la definì una specie di mummia. Passò alle sorelle Capece Minutolo per volontà della defunta.

Ironia della sorte, una sua parente è nota in Campania, per la sua vita di benefattrice:

Pauline Ferron contessa de la Ferronays, nota come Paolina Craven (1808-1891).


Figlia dell'Ambasciatore francese, seguì il padre a Napoli dove conobbe Augustus Craven (1806-1884) e nel 1834 lo sposò. Augustus era il figlio legittimato di Keppen Richard Craven (1779-1851), proprio il figlio minore di Lady Craven suddetta, ed era diventato anche lui un diplomatico.
Scrittrice e filantropa, dopo la caduta del regno borbonico, estese la sua opera collaborando con gli altri filantropi napoletani. Visse alcuni anni a Cava de' Tirreni, facendo della sua casa un centro di cultura, impegnandosi con l'amica Teresa Filangieri Ravaschieri in molte opere filantropiche.
Nel 1872 si trasferì a Parigi, dove morì.

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Nella Reggia di Caserta c'è un'altra tela che raffigura l'abdicazione di Carlo III

Gennaro Maldarelli - L'abdicazione di Carlo III in favore del figlio Ferdinando - Reggia di Caserta.

Il personaggio inginocchiato è il principe di Sannicandro Domenico Cattaneo, al quale il Re affida suo figlio.

Un'altra tela di Maldarelli raffigura la posa della prima pietra della Reggia:

A sinistra della coppia reale (Carlo III e la moglie Maria Amalia), Carlo Vanvitelli e il principe di Sannicandro.

 

   
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